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L'incremento dell’aspettativa di vita e dell’età media della popolazione globale hanno reso il declino cognitivo e la sarcopenia importanti problemi di salute pubblica, in grado di compromettere gravemente la qualità della vita degli anziani.
È definita come “una sindrome di perdita di massa muscolare correlata all'invecchiamento” che comporta un declino della forza muscolare e delle disfunzioni somatiche (ovvero alterazioni delle funzioni di parti corporee) negli anziani”.
Quali sono i criteri diagnostici della sarcopenia?
Ridotta forza muscolare (forza di presa: < 28 kg negli uomini e < 18 kg nelle donne);
Declino delle prestazioni fisiche (ad esempio, tempo impiegato per sedersi e rialzarsi 5 volte, superiore a 12 secondi o passo di camminata per percorrere 6 metri inferiore a 1 m/s);
Diminuzione della massa muscolare scheletrica (DXA < 7 kg/m 2 per gli uomini e < 5,4 kg/m 2 per le donne).
Quali effetti avversi comporta?
Ridotta capacità di auto-cura;
Incremento del rischio di cadute e fratture;
Disabilità;
Malattie croniche come malattie cardiovascolari;
Declino cognitivo: i pazienti sarcopenici hanno 6 volte più probabilità di manifestare un declino cognitivo rispetto ai non sarcopenici.
La sarcopenia è quindi un efficace predittore dei problemi di salute negli anziani.
È una condizione neurodegenerativa cronica progressiva associata all'invecchiamento. È definito “lieve” quando supera quello associato al normale invecchiamento ma non è ancora progredito, nella gravità della sintomatologia, alla della demenza (incluso l’Alzheimer).
Da che cosa è caratterizzato?
Deficit del linguaggio;
Deficit della memoria;
Deficit delle funzioni esecutive e del ragionamento.
Quali effetti avversi comporta?
Difficoltà nello svolgere le attività quotidiane;
Disorientamento e aprassia;
Difficoltà nel partecipare all'impegno sociale.
.
Il declino cognitivo coinvolge tra il 20,5% ed il 31,9% dei pazienti affetti da sarcopenia.
In Italia si stima che oltre 1 milione di persone soffrano di demenza (di cui 600.000 con malattia di Alzheimer) e altre 900.000 siano affette da declino cognitivo live.
Cosa dicono gli studi?
Lo studio più recente, pubblicato nel novembre 2025 sulla rivista “Medicine”, ha analizzato statisticamente i dati ed i risultati derivanti da decine di altri studi precedenti. I risultati dimostrano che:
La forza di presa della mano, la massa muscolare ed il ritmo di camminata sono correlati positivamente alle prestazioni cognitive, suggerendo che questi tratti potrebbero essere fattori causali;
Le prestazioni cognitive sono correlate positivamente al ritmo di camminata.
La sarcopenia, quindi, non solo porta al deterioramento fisico, ma ha anche un impatto negativo sulla funzione cognitiva; mentre il declino cognitivo, a sua volta, contribuisce allo sviluppo della sarcopenia.
Fattori di rischio comuni a sarcopenia e declino cognitivo:
Malnutrizione;
Ridotta attività fisica;
Disfunzione neurologica;
Livelli ormonali alterati;
Risposta infiammatoria;
Resistenza all'insulina.
Con quali meccanismi la sarcopenia influenza la funzione cognitiva?
Compromissione della capacità rigenerativa delle cellule staminali del muscolo scheletrico e inibizione della produzione di miochine, in grado di migliorare la funzione cognitiva;
La riduzione dell'attività fisica determina livelli inferiori di IGF-1 e di fattore neurotrofico derivato dal cervello, fondamentali per il mantenimento della plasticità sinaptica e delle prestazioni cognitive;
Presenza di concentrazioni elevate di citochine pro-infiammatorie, comunemente osservate negli individui con sarcopenia, contribuiscono alla neuroinfiammazione ed al declino cognitivo.
Con quali meccanismi il declino cognitivo promuove la progressione dell'sarcopenia?
L'attività fisica negli individui con declino cognitivo è significativamente ridotta, il che può accelerare la perdita muscolare e diminuire la forza muscolare;
Lo stress ossidativo associato al declino cognitivo, interrompe l'equilibrio tra sintesi e degradazione proteica, portando a disfunzione mitocondriale e apoptosi cellulare, determinando l'insorgenza dell'sarcopenia;
Negli individui con declino cognitivo, anomalie nei livelli di neurotrasmettitori, nell’attività del sistema nervoso centrale e nell’ossigenazione cerebrale possono ridurre l'attività muscolare, contribuendo allo sviluppo dell'sarcopenia
Questi risultati sottolineano l'importanza di monitorare la salute muscolare negli anziani e di implementare strategie per prevenire l'insorgenza o la progressione della sarcopenia come potenziale mezzo per ritardare il declino cognitivo.
Alimentazione:
Apporto giornaliero di 1-1,2 g/kg di proteine (fino a 1,5 g/kg/giorno per pazienti geriatrici con malattie acute/croniche);
Proteine ad alto valore biologico con un elevato contenuto di aminoacidi essenziali (EAA), in particolare di leucina;
Ad ogni pasto (a colazione, a pranzo e a cena), l’apporto di proteine di alta qualità dovrebbe variare da 25 a 30 g, con un apporto di leucina compreso tra 2,8 e 3 g.
Esercizio fisico:
Allenamento contro resistenza: progressivo, con carichi tra il 60-80% del massimale, 2 giorni a settimana;
Allenamento aerobico: 150 minuti a settimana, 30 minuti per 5 giorni o 3 allenamenti ad elevata intensità di almeno 20 minuti;
Allenamento della potenza: carichi tra il 30-60% del massimale ad elevata velocità, 2 volte a settimana;
Esercizi di mobilità ed equilibrio, 2/3 volte a settimana.
Attualmente, non esiste un trattamento efficace per la demenza, pertanto, identificare precocemente i fattori di rischio e attuare interventi tempestivi è essenziale per ritardarne o prevenirne l'insorgenza.
Verghese et al, nel 2013, hanno introdotto il concetto di sindrome da rischio motorio-cognitivo, ovvero una condizione clinica caratterizzata da andatura lenta e declino cognitivo, identificando il ritmo di camminata quale predittore della progressione verso demenza.
Prevenire l'insorgenza o la progressione della sarcopenia attraverso l’esercizio fisico e la corretta alimentazione può potenzialmente rallentare il declino cognitivo.
Attraverso quali meccanismi l’esercizio fisico può prevenire o ritardare il declino cognitivo?
Aumento dell’attività nella corteccia prefrontale sinistra, miglioramento del flusso sanguigno cerebrale e dell'apporto di ossigeno e nutrienti, riduzione dell'infiammazione e dello stress ossidativo;
Un regolare allenamento alla camminata può promuovere la neurogenesi e la plasticità sinaptica nell'ippocampo grazie all’aumento del fattore neurotrofico, migliorandone la capacità di rigenerarsi e ritardando il declino cognitivo;
L’attività fisica promuove indirettamente la funzione cognitiva migliorando la funzione cardiovascolare. La progressione di una malattia cardiovascolare aterosclerotica, porta spesso ad un danno cerebrale ischemico, che a sua volta causa demenza vascolare, declino cognitivo e atrofia cerebrale;
L'insulina svolge un importante ruolo neuroprotettivo, promuovendo il metabolismo neuronale, la plasticità sinaptica. La resistenza sistemica all'insulina può portare allo sviluppo di cambiamenti patologici nel cervello correlati all'Alzheimer. L'esercizio fisico migliora la sensibilità all'insulina ed il metabolismo del glucosio;
La partecipazione all'attività fisica promuove una maggiore interazione sociale e rafforza le reti sociali, che contribuiscono ulteriormente alla protezione cognitiva migliorando il benessere psicologico e la stabilità emotiva;
L'esercizio fisico regolare adattato alle esigenze individuali, per garantire sicurezza e aderenza durante l'attività in particolar modo degli anziani, svolge quindi una funzione di prevenzione e rallentamento del declino cognitivo.
Pertanto l'attività fisica, come intervento multiforme sullo stile di vita, fornisce una protezione multilivello per la salute cognitiva.
Bibliografia
Zhou Yanling, Guo Xiucheng, Dong Sunjuan, Wang Chi, Wu Li, Liu Weiting. “Causal relationship between sarcopenia and cognitive performance: A bidirectional Mendelian randomization study”. Medicine 104(45): p e45718, 7 November, 2025.
J Verghese, C Wang, RB Lipton, R Holtzer. “Motoric cognitive risk syndrome and the risk of dementia”. Journals of Gerontology Series A: Biomedical Sciences and Medical, 4 April 2013.
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